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Misure iniziali di risparmio sulla spesa pubblica nel settore del farmaco

1) abolizione assoluta della pubblicita' di farmaci rivolta al pubblico:
essa fa il paio, ma forse e' ancor piu' ignobile, con la pubblicita' di costosi giocattoli in orarii di ascolto riservati all'utenza infantile, della quale si dimentica quanti bambini di famiglie di disagiate condizioni economiche facciano parte,

2) divieto di publicizzazione di acque minerali, fanghi, cure termali, integratori, presidii del parasanitario in genere, i cui danni, dall'impiego di acque favorenti la genesi di calcoli per chi avrebbe bisogno di altra tipologia d'acqua, alle sepsi mortali dal poco accorto impiego di assorbenti interni, nessuno risarcisce.

3) introduzione di un sistema di packaging e di dispensazione del farmaco etico che adotti confezioni che consentano al farmacista di consegnare il numero di compresse strettamente previsto dal medico per la terapia prescritta ( tre compresse se la terapia, ad esempio una profilassi, comporta solo tre compresse, e non la confezione intera da dodici, come avviene adesso). Tale sistema, di origine anglosassone, consente anche una migliore compliance (rispetto della cura da parte del paziente) e un migliore controllo della terapia (minori rischi di sovradosaggio, grazie anche alle indicazioni erogate dal farmacista nell'alestire una confezione personalizzata), ma e' stato recentemente adottato anche dal sistema sanitario spagnolo.

4) messa fuori commercio delle specialita' di cui i principi teorici relativi ai meccanismi d'azione, su cui si erano basati i test e gli studi autorizzanti la registrazione, siano stati largamente superati dai concetti di farmacologia moderni, e cio' non solo in dipendenza di segnalati effetti avversi, come accade oggi, ma in stretta relazione con un principio di risparmio nella spesa, anche qualora essi siano dispensati senza rimborso da parte del SSN: se un farmaco e' inutile e' immorale che lo stato lasci al privato la possibilita' di spendere per illusorie aspettative farmacologiche i suoi soldi.

5) messa fuori commercio di ogni pseudofarmaco, omeopatici in primis (farmaci il cui principio d'azione e' rigettato da qualsiasi analisi razionale e logica, privi di alcun nesso eziologico con la nosologia e sui quali pertanto lo Stato per primo, per legge, rinuncia ad alcuna richiesta di prova di efficacia in quanto improducibile): anche nell'omeopatica Francia e' stato appena proposto un netto disimpiego di tali "farmaci"
Anche qui vale un discorso di morale nella spesa: anche se lo stato si rifiuta di rimborsarli, tale atteggiamento di deresponsabilizzazione della pubblica amministrazione, che ne consente l'impiego finanziato dai privati, non si concilia ne' con le attuali condizioni economiche del paese, ne' con la giusta considerazione che il malato e la sua patologia meritano di ricevere.

6) farmacisti: il loro ruolo istituzionale dovrebbe mantenersi quello di vigili controllori e consulenti nell'ambito della dispensazione del farmaco, ma e' sotto gli occhi di tutti che salvo non troppo frequenti eccezioni, il farmaco, quello da banco in particolare, il cui consumo avrebbe dovuto rimanere assoggettato ad un criterio critico da parte del farmacista, di fatto non riceve il necessario filtro, e non vi e' nessun controllo sul suo consumo, pertanto, insieme alla eliminazione del farmaco da banco, introduzione di norme severe per il farmacista che dispensi senza prescrizione il farmaco etico una volta che esso sia divenuto, con l'abolizione del farmaco da banco, l'unico canale di dispensazione.
Anche qui mi rifaccio ad un'altra prassi ricorrente che e' data dal mancato rispetto del divieto di vendita di determinate specialita' senza la prescritta ricetta, e anche qui il mio leit motiv ispiratore e' che il primo risparmio non e' quello dello Stato, ma quello di tutti, per cui oltre che pericolosa, l'autoprescrizione, anche se e' per definizione un canale che non riceve rimborso pubblico, e' prima di tutto uno spreco di denaro: quello del privato, che acquista in genere un farmaco inadatto al suo caso, e successivamente anche quello pubblico, per le piu' onerose cure che una errata terapia rendera' necessario assumere da parte del SSN.

I risparmi cosi' ottenibili con un miglior controllo dei casi di reale indicazione al consumo di farmaci, (sia nel tipo che nel numero delle prescrizioni) consentirebbero:
- di innalzare la quota di rimborsabilita' a carico del SSN,
- di rendere disponibile all'interno delle famiglie un piccolo budget costruito con il risparmio dei fiumi di denaro oggi male spesi per l'acquisto di farmaci inutili in forma di autoprescrizione, da destinarsi alla quota a carico del cittadino (quello non esente ticket), nell'ambito della spesa assunta per l'acquisto di farmaci effettivamente efficaci.

 

 


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