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Fumo: in sette mesi -6,5% vendite

Effetto divieti e aumento dei prezzi

Nei primi sette mesi dell'anno il consumo di sigarette e' calato di circa il 6,5%. Un crollo al quale hanno contribuito, oltre alla legge antifumo, anche gli aumenti dei prezzi e i cambiamenti nel gusto dei consumatori, attratti dalle sigarette "fai da te" con cartine e tabacco sfuso. La Federazione italiana tabaccai ha attribuito alle norme restrittive entrate in vigore dallo scorso 10 gennaio un ruolo decisivo.

"La legge Sirchia - dichiara Sergio Baronci, segretario generale della Fit - ha influito notevolmente sul calo delle vendite di sigarette". Risultati ben oltre le attese dell'ex ministro della Salute, autore della legge che mostra sorpresa nell'apprendere le stime preliminari della Fit per il periodo gennaio-luglio. "Le nostre previsioni prima dell'introduzione della normativa si attestavano su un 3-3,5% medio in meno in tutto l'arco dell'anno. Mi sembra che per ora stiamo andando molto meglio". La legge, insomma, ha conquistato l'approvazione dell'opinione pubblica, come conferma l'attuale titolare del ministero della Salute, Francesco Storace. La normativa, ha sottolineato "e' stata molto apprezzata dall'opinione pubblica" e "non si puo' tornare indietro" sui principi che l'hanno ispirata.

"Un effetto secondario molto positivo della legge -spiega Sirchia - e' che anche i fumatori hanno accolto bene la normativa, rendendosi conto che un locale dove si fuma e' poco piacevole da vivere, per tutti". Soprattutto per i lavoratori. "Con l'obbligo di installare impianti in grado di assicurare un ricambio d'aria non inferiore a 30 litri al secondo - sottolinea l'ex ministro della salute- abbiamo garantito il massimo grado di protezione immaginabile del lavoratore costretto a convivere con gli effetti del fumo dei clienti". Il tasso di ricambio imposto dalla legge, prosegue Sirchia, "non e' tuttavia sufficiente a depurare completamente l'ambiente, anche perche' alcuni prodotti della combustione del fumo, costituiti da componenti volatili non aspirabili, si depositano su vestiti, capelli e tappezzerie".

Per una massima tutela dei lavoratori l'unica soluzione sarebbe vietare del tutto il fumo sui luoghi di lavoro. Una strada intrapresa dalla Svezia. "Dal primo giugno - spiega Sirchia - e' entrata in vigore, in Svezia, una normativa analoga a quella italiana, con l'unica differenza del divieto totale di fumo nei locali pubblici, in ossequio al principio del rispetto della salute del lavoratore. Hanno fatto meglio di noi, ma grazie all'incentivo di una normativa che era gia' stata sperimentata in un altro Paese ed era stata accolta con favore".


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