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Degrado aree costiere e illuminazione

Recentemente e' stato pubblicato uno studio dell'International Energy Agency (IEA),  dedicato alle problematiche energetiche: ''Light's Labour's Lost: Policies for Energy-efficient Lighting'' ed un Briefing 3/2006  dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) dedicato al degrado delle aree costiere: "The changing face of Europe's coastal areas".

In particolare tra gli spunti interessanti dello studio dell’IEA c’e' un dato che solo apparentemente appare di banale e semplice deduzione, ma la sua realizzazione pratica potrebbe determinare un risparmio energetico a livello globale di oltre 2.600 miliardi di dollari se da oggi al 2030 - in case, uffici ed edifici pubblici si sostituissero le lampadine tradizionali con quelle piu' moderne, a basso consumo e di conseguenza a minore impatto ambientale. Se di contro  le cose non cambieranno, da qui ai prossimi 25 anni, con i Paesi in via di sviluppo che si muovono verso standard occidentali, la richiesta di energia elettrica per portare la luce nelle abitazioni e nelle strade del globo potrebbe aumentare dell'80 per cento.

Allo stato attuale il consumo di energia elettrica per la sola illuminazione rappresenta il 19 per cento della produzione globale di energia. La domanda di watt per illuminare strade e case e' poi del 15 per cento superiore alla produzione di tutte le centrali nucleari e idroelettriche presenti sulla Terra. In termini di impatto ambientale, la luce artificiale produce in via indiretta una quantita' di emissioni di CO2 equivalente al 70 per cento degli scarichi di tutte le automobili che circolano sulle strade del pianeta.

Se si interviene da subito, imponendo ad esempio regolamenti che privilegiano l'uso di moderne lampadine al posto di quelle tradizionali (che si basano su tecnologie risalenti alla fine del XIX secolo), le conseguenze dell'aumento della domanda di energia potrebbero essere limitate. Secondo alcune stime dell'IEA, nei prossimi 25 anni l'adozione di moderni sistemi di illuminazione potrebbe portare a una riduzione di circa 16mila tonnellate di CO2 (l'equivalente di sei anni di scarichi delle vetture di tutto il pianeta) e un risparmio generale stimato appunto attorno ai 2600 miliardi di dollari.

Circa lo stato di salute delle Coste i cambiamenti di destinazione d'uso del suolo di queste aree superano di gran lunga quelli osservati altrove. Ad esempio, lungo le coste europee la proliferazione delle superfici artificiali sta aumentando ad un ritmo superiore di un terzo rispetto a quello che si registra nelle zone interne. Tali cambiamenti sono generalizzati e derivano da una serie di fattori, quali le variazioni demografiche, le ristrutturazioni economiche, i migliori standard di vita, piu' tempo libero, nonche' gli effetti dei modelli di commercio globalizzati. In molte regioni costiere questi fattori hanno provocato delle rapide alterazioni che influenzano drasticamente la potenziale sostenibilita' a  lungo termine degli ecosistemi costieri e dei servizi da loro offerti.

Ad esempio, circa due terzi delle zone umide in Europa (la maggior parte delle quali e' situata lungo le coste) sono andati perduti sin dall'inizio del XX secolo. In base alla relazione, lo sviluppo costiero lungo il Mediterraneo e' responsabile del cosiddetto "muro mediterraneo", con oltre il 50% dei litorali invaso dal cemento.

Nella relazione si legge inoltre che i livelli di densita' di popolazione lungo le zone costiere europee sono aumentati, e seguiteranno ad aumentare, piu' rapidamente di quelli nell'entroterra. Nel decennio 1990-2000, le superfici artificiali lungo le zone costiere (composte principalmente da strade e costruzioni) sono aumentate in quasi tutti i paesi europei.

Lo sviluppo piu' rapido e' stato registrato in Portogallo (aumento del 34 % in dieci anni), Irlanda (27 %), Spagna (18 %), seguiti da Francia, Italia e Grecia. La linea costiera maggiormente colpita e' quella del Mediterraneo occidentale. La ristrutturazione economica, derivante in gran parte dagli aiuti comunitari, e' stata un volano per l'ampliamento delle infrastrutture, che a loro volta hanno aperto la strada allo sviluppo edilizio.

Nella relazione si sostiene inoltre che i mutamenti climatici, una popolazione che invecchia ed e' piu' benestante, uniti ad un aumento delle offerte di pacchetti per il tempo libero e viaggi a buon mercato, causano nell'insieme una pressione che sta portando i litorali europei al collasso.

Malgrado le difficolta' che presenta l'attuale situazione, sussistono nuove opportunita' per affrontare la questione dei litorali mediante un approccio globale che tenga conto del mosaico delle nostre coste, composto da fiumi e bacini, litorali e regioni marine.

A nostro avviso occorre concretamente implementare anche nel nostro paese il programma della Commissione Europea in materia: "gestione integrata delle zone costiere" (ICZM).

La storia delle iniziative politiche assunte a tutela dei litorali europei e' lunga, tuttavia tali iniziative non sono mai state attuate in maniera integrata. L'ICZM riunisce tutte le principali parti interessate, secondo una prospettiva a lungo termine, in un'ottica di bilanciamento delle esigenze di sviluppo con quelle di tutela delle stesse risorse che sostengono l'economia delle zone costiere. Il programma tiene inoltre conto delle preoccupazioni dei cittadini di fronte al degrado ambientale, socio-economico e culturale delle coste europee.

 


I SITI DEL GRUPPO TELEFONO BLU: SOS Consumatori - SOS Viaggiatore - Cittą Sicure - Telefono H - SOS Vacanze

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